Ventidue reti in tredici partite
ufficiali tra campionato e coppa Italia; almeno un gol
segnato in ogni gara fin qui disputata tranne una (contro
il Sessano). Sono i numeri stratosferici di Maria
Caramia, numero 10 e punta di diamante della
Vis Francavilla, squadra che sta
dominando il campionato femminile di serie B, girone D
dall’alto di nove vittorie consecutive su altrettante
partite giocate, con 37 gol realizzati, 9 incassati e
(tanto per non sottrarsi alla regola del 9) nove punti di
margine sulla seconda in classifica, L’Aquila. E’ lei,
l’attaccante nata a Taranto 24 anni fa e residente a
Carosino, la protagonista indiscussa di questa prima parte
di campionato, oltre che capocannoniere incontrastata.
Vederla giocare è uno spettacolo, perché non si limita
solo a finalizzare il gioco della squadra: Maria lotta,
recupera palloni, sa fare (quando serve) reparto da sola,
imposta, suggerisce. L’opportunismo, il fiuto del gol, la
tecnica, la classe, lo scatto, la progressione ne fanno
probabilmente la miglior calciatrice dell’intero panorama
pugliese ad ogni livello. A vederla in campo, dà la
sensazione di provenire da un contesto diverso e superiore
rispetto a tutte le altre, tanto netta appare la
differenza con le avversarie. E allora, spontanea sorge la
domanda: perché Maria Caramia non gioca e non ha mai
giocato in serie A?
«La
risposta è molto semplice, sono troppo attaccata alle mie
radici e non ho mai voluto allontanarmi da casa, cosa che
sarebbe stata indispensabile per giocare in A. A 18 anni,
ad esempio, ho detto di no alla Lazio, ma le offerte dalla
massima serie non sono mai mancate. L’ultima, subito prima
che iniziasse questo campionato, proveniva dall’Agliana,
formazione toscana di A1».
Questa è Maria Caramia, ragazza
semplice, rimasta umile nonostante il suo enorme talento
ed i consensi che sta unanimemente ricevendo da tutta
la Puglia
calcistica. Una ragazza che non si monta la testa, che ai
palcoscenici del calcio che conta ha sempre anteposto e
preferito altri valori, su tutti la famiglia e gli affetti
più cari coltivati nella sua Carosino. Rinunciando, perché
no, ad un’ipotetica chiamata in Nazionale, un’eventualità
che non sarebbe affatto peregrina se lei calcasse i campi
di serie A. Tutto ciò, ovviamente, fa la fortuna della Vis
Francavilla, che ha potuto beneficiare della vicinanza
(circa un quarto d’ora di strada) con Carosino,
particolare che ha influito nella scelta di vestire la
casacca biancazzurra, ma non solo:
«Quello
che maggiormente mi ha spinta a scegliere Francavilla è la
stima per il dirigente responsabile Angelo Passaro. E’ una
persona eccezionale, che conosco da tanti anni, da quando
ho mosso i primi passi nel calcio a
5. Mi
ha vista crescere, anche se da avversario».
Ricostruiamo un po’ la tua
carriera.
«Prima
della Vis, si è svolta con un’unica squadra, l’International
Taranto, con la quale per i primi cinque anni ho giocato a
calcio a 5; poi, dopo aver vinto il campionato italiano
UISP, col presidente decidemmo di passare al calcio a 11.
Dalla serie C fummo subito promosse in B e da allora è
stata un’alternanza di retrocessioni e promozioni, tra C e
B».
Questa Vis Francavilla
neopromossa, partita per una tranquilla salvezza, sta
sbalordendo tutti: si va alla pausa natalizia con 9 punti
di vantaggio sulla seconda.
«Onestamente,
in partenza non mi aspettavo che potessimo ottenere
risultati simili. Credevo di venire qui e giocare per la
permanenza, e invece… mi sembra di vivere un sogno. Gara
dopo gara, stiamo dimostrando di non essere una meteora o
una semplice sorpresa, ma abbiamo sempre più la conferma
che siamo davvero competitive. Abbiamo battuto squadre
forti come Lecce, Porto S. Elpidio, Ascoli e Chieti. A
questo punto non possiamo più nasconderci, credo proprio
che abbiamo tutte le carte in regola per arrivare fino in
fondo, anche se è giusto predicare prudenza e mantenere i
piedi per terra».
Eppure, almeno sulla carta, la
concorrenza si prospettava quanto mai agguerrita.
«Sì,
in effetti tante squadre hanno in rosa più di qualche
giocatrice che ha militato in A. Noi, invece, siamo
mediamente una squadra inesperta, e la maggior parte di
noi ha giocato quasi esclusivamente a livello regionale.
Se avessi dovuto fare un nome tra le avversarie, prima
dell’inizio del campionato avrei detto l’Ariete Chieti, ma
i fatti mi hanno dato torto perché è parecchio attardata
in classifica. Ora c’è L’Aquila che è risalita al secondo
posto, ma obiettivamente mi verrebbe da dire che in questo
momento solo noi stesse potremmo complicarci la vita con
rilassamenti o cali di tensione che saremo attente ad
evitare».
Negli ultimi due turni avete
battuto nettamente le più immediate inseguitrici in
classifica. Qualcosa vorrà pur dire…
«E’
stata una grandissima soddisfazione, dapprima espugnare
Trepuzzi e poi sconfiggere addirittura per 7-0 il Porto S.
Elpidio. Chi si aspettava un risultato così rotondo? Le
marchigiane erano in salute, reduci da tanti risultati
utili. E’ la riprova che siamo davvero forti, che tutto
funziona al meglio, compreso l’affiatamento, lo spirito di
gruppo, l’organizzazione. Anche atleticamente sembriamo
molto più preparate rispetto alle avversarie: corriamo
fino al 90° con la stessa intensità del primo minuto».
Tatticamente, con l’arrivo di
Giovanna Fiorella, sei meno isolata in avanti.
«Sì,
prima del suo arrivo giocavo quasi da unica punta, con
Marika Lacalaprice alle spalle. Con Fiorella, invece,
siamo passate ad un 4-3-1-2,
in cui lei fa da prima punta e
Lacalaprice da trequartista. Personalmente, con questo
modulo mi trovo meglio: Fiorella mi dà una grossa mano in
attacco ed io sono anche più libera di svariare».
Com’è il tuo rapporto con
Francavilla?
«Mi
sto trovando benissimo con la città e con tutto
l’ambiente, sto ricevendo un sacco di soddisfazioni. E’
una gran bella piazza e per la prima volta nella mia
carriera, quest’anno sto avendo a che fare con una vera
società di calcio con
la S
maiuscola, organizzata in tutto».
Quali sono le tue preferenze
riguardo all’universo calcistico maschile?
«La
mia squadra del cuore è
la
Juventus, anche se i miei idoli giocano
altrove, ovvero Kakà e Ronaldinho».
E i tuoi hobbies?
«Su
tutti, fare shopping, stare in compagnia degli amici e
soprattutto insegnare ai bambini della scuola calcio».
Il tuo ricordo calcistico più
bello.
«Fino
a questo momento, la vittoria del campionato italiano di
calcio a 5 UISP col Taranto nel ’98. Ma mi piace anche
ricordare il primo gol che segnai dopo il gravissimo
infortunio (rottura dei legamenti crociati anteriori di
entrambe le ginocchia, n.d.r.) proprio al rientro contro
la Roma.
In quella partita trovai il coraggio di
vincere il primo contrasto e subito dopo andai a segno».
Una curiosità la dice tutta sul
tuo valore assoluto, senza distinzione di sesso.
«In
effetti, a 12 anni, nel 1993/94, giocai il campionato
Esordienti maschile con la scuola calcio dell’U.S.
Carosino, e fui capocannoniere tra i maschietti. Dopo
quella soglia di età, poi, uomini e donne non possono più
giocare insieme. Proprio i dirigenti della Stella Jonica
Carosino maschile, che gioca in Promozione, mi contattano
spesso per prendere parte con loro alle partitelle del
giovedì».
Il tuo sogno?
«Giocare
sì in serie A, ma arrivandoci con la maglia della Vis».